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Testa o Croce? L’Italia è una scommessa. “Muri di carta per futuri incerti”.

Caro lettore, oggi parlerò di un argomento che ormai da anni assilla molte, troppe persone giovani e adulte (genericamente parlando).
DISOCCUPAZIONE

Il termine, sulla bocca di tutti ormai, sarebbe una delle principali cause di disagio che una persona deve affrontare ogni giorno: di fatti molti sono i fattori che implicano una persona a vivere la propria esistenza più con una maniera disagiata piuttosto che altri.
In questo periodo ho sempre parlato di quello che mi riguardava personalmente, di quelle “cose” che influenzano in modo diretto la mia vita, le mie scelte al punto da aver cambiato, radicalmente, anche le mie abitudini. Perché sto affrontando un argomento del tutto “inaspettato”, dato i miei articoli recenti, ma non significa che questo sfondo non mi riguardi quanto gli altri temi che abbiamo visto insieme.
UNA PICCOLA INTRODUZIONE – Ho studiato in un Istituto Professionale specializzandomi nell’ambito della moda, più precisamente come “tecnico della moda e dell’abbigliamento”. Ho iniziato un percorso di 5 anni, concluso con la maturità, conseguita con un voto degno di essere “considerato”. Dunque ho cercato da subito lavoro, senza alcun risultato, per circa 2 anni. Ho chiesto in diverse mercerie, sartorie, anche ad aziende d’abbigliamento locali che, anziché assumere ragazze uscite dalla scuola di formazione all’indirizzo interessato con buona manualità e conoscenza delle varie tecniche e terminologie, assumono ragazze frequentanti gli stessi corsi ma con meno manualità perché referenziate, o semplicemente assumono tramite il solito circolo vizioso, che si può capire benissimo quale sia. In fin dei conti ognuno ha i propri scheletri nell’armadio e le proprie magagne da nascondere, giusto? Nel 2017, grazie ad un’amica sono riuscita ad entrare in una fabbrica alimentare (mi dispiace, non dirò  il nome dell’ azienda o dov’è sita), nel quale ho lavorato per oltre 7 mesi, 6 come tirocinante + 1½ a tempo determinato, fino a quando la cooperativa non ha fallito (chissà perché…). Attualmente sono ancora in cerca di lavoro ma le richieste sono sempre le stesse: patentato e automunito (ok, non sono patentata e di conseguenza non sono automunita ma ho fatto domanda di lavoro presso una catena di supermercati vicino a casa e la risposta è stata no per assumere un ragazzo proveniente da un altro comune che si avvale tutt’ora del servizio di mezzi di trasporto (APAM)) ed esperienza minima di tot anni.
Attualmente chi cerca lavoro non può non notare che anche per i lavori più umili e “semplici”, è richiesto un minimo di esperienza lavorativa, nel settore in questione, di un tot di anni; ho letto un annuncio dove cercavano per pulire le scale nei condomini; l’offerta sinceramente mi allettava, dunque ho approfondito leggendo i requisiti necessari per procedere con un colloquio conoscitivo: flessibilità oraria e disponibilità a lavorare su turni, capacità di lavorare in squadra, scuola dell’obbligo ed… esperienza minima di 2 anni nell’ambito delle pulizie di locali. Sono scoppiata a ridere. Anche in un posto come in una gelateria od una yogurteria, dove le operazioni richieste sono minime e non richiedono l’applicazione di nessun teorema astrofisico particolare, è richiesta, e scrivono anche “gradita”, per sdrammatizzare la situazione decisamente ridicola, un’esperienza minima di 2 anni. Perché? Una persona che non ha esperienza non può lavorare (così procedendo non maturerà mai l’esperienza necessaria) e una persona con esperienza non può lavorare perché ha passato l’età. Il senso? Anche adesso che ho scritto questa frase nel leggerla sto corrugando la fronte e mi sto grattando la testa perché non riesco a darmi una risposta razionale ad una cosa che ne è completamente priva. Ah, forse è qui che devo applicare il teorema astrofisico particolare? Nel 2017, il giornale locale di Mantova, “GAZZETTA DI MANTOVA”, ha pubblicato un articolo dove anche solo il titolo esprime quello che stiamo provando: i giovani ormai sono disorientati, A dice “b” e B dice “c”, una situazione drammatica, una grossa perdita per l’Italia, che vede i suoi “figli” con valigie in mano, costretti ad andare laddove c’è il materiale solido per costruire un futuro stabile… “la possibilità”. Secondo ricerche effettuate sulla popolazione del mantovano, nel 2016 sono stati registrati oltre 17 mila disoccupati, persone che non sanno nemmeno da dove iniziare per costruirsi un futuro e persone che l’hanno già fatto ma che non sanno come mandare avanti il piccolo mondo che sono riusciti a creare. Mura di carta per futuri sempre più incerti. 17 mila persone che ogni giorno devono fare “i conti” con tutti i fattori che la disoccupazione porta con sé. In un territorio come Mantova, che è un comune che comprende la bellezza di 49 398 abitanti, il tasso di disoccupazione è pari all’8,7% (2016), mentre in un territorio ancora più vasto che comprende 60, 6 milioni di persone, quale l’Italia, i disoccupati rappresentano la gran fetta dell’11,9% con i suoi oltre 3 000 000 di disoccupati. “Ma c’è stato un aumento”, dicono.
Solitamente a parlare di disoccupazione sono persone occupate, con un bel lavoro perché sono o giornalisti o lavorano in tv, mentre questo post è scritto da una disoccupata, come tanti. Anch’io come altri ho delle perplessità e un po’ fatico a parlare di quello che vorrei fosse il mio futuro; o perché mi vorrei convincere di non avere un piano futuro preciso perché “prevenire è meglio di curare”?
Quest’anno credo ci sia un po’ più di speranza rispetto agli anni precedenti, un barlume di luce appena percepibile alla fine di un tunnel. Speranza perché fortunatamente ci sono nuove aperture in orizzonte, sul mantovano, e credo, spero, che il tasso di disoccupazione si possa abbassare di un bel po’, magari un giorno si potrà tornare ai dati statistici stilati nel 2006, quando le cose andavano meglio e il tasso di disoccupazione era intorno al 2,9%. O meglio ancora, tornare indietro nei tempi con i modi, come mi raccontano sempre i miei nonni : ”quando ero giovane, avrò avuto 15 anni, non esisteva l’esperienza. Se tu avevi bisogno di un lavoro, cercavi, venivi preso in una bottega o un negozietto e ti insegnavano loro il mestiere. Non facevi “scuole non scuole”, ti facevano fare la pratica sul lavoro. All’inizio prendevi una mancia e dopo ti prendevano a lavorare”. Che sia possibile tornare indietro nel tempo con la mente? Oggi si è troppo selettivi e non si dà l’occasione a tutti di poter contare e di potersi costruire un futuro con le proprie mani come prima hanno fatto tutte le persone che oggi assumono. Ma se loro fossero cresciuti in tempi come questi? Dove l’esperienza conta più del tuo titolo di studio?
I ragazzi prima interrompevano gli studi per andare a lavorare, adesso non ultimano gli studi interrompendo i regolari cicli scolastici previsti, perché tanto è inutile, che tu abbia conseguito la terza media, che tu sia diplomato o laureato, se non hai l’esperienza non fai strada. Sembra che ti vogliano insegnare questo, vedo già lo slogan:
“ma dove vai se l’esperienza non hai”
Non so come un ragazzo deve essere incoraggiato a studiare per una specializzazione se poi i suoi sogni vengono infranti. Un po’ come Icaro, credeva di poter volare verso il sole con le sue ali di cera, ma si sono sciolte. Puff.
Sempre nel 2016, 50 mila giovani sono emigrati cercando nido in altri paesi, economicamente funzionanti. Come fanno gli uccelli quando fa freddo, no? Volano verso quei paesi che sono in grado di dire “qui c’è speranza per i giovani, qui li sappiamo accudire”.
In Italia c’è un continuo di alti e di bassi, sembra di essere quasi perennemente sulle montagne russe, e questa situazione estremamente stressante, insicura e pericolosa, porta i giovani, obbligatoriamente, a trovare da nidificare altrove.
Dovrebbe essere una cosa umiliante e dolorosa vedere il proprio paese che va via a rimpicciolirsi come una piccola formica in mezzo a 100 calabroni, ed anziché prendere provvedimenti o prendere d’esempio chi riesce meglio in una cosa rispetto a te, ci ritroviamo qui, disoccupati e magari un domani saremo sempre qui ma occupati oppure ci vedremo là, dove ci garantiscono un futuro certo. Testa o croce?

La vera libertà individuale non può esistere senza sicurezza economica ed indipendenza. La gente affamata e senza lavoro è la pasta di cui sono fatte le dittature.”
Franklin Delano Roosevelt
Scritto da Ary

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Articolo creato 26

Un commento su “Testa o Croce? L’Italia è una scommessa. “Muri di carta per futuri incerti”.

  1. L’unica vera risposta alla disoccupazione passa attraverso la politica, ma voi ragazzi siete, inevitabilmente, del tutto sfiduciati verso la politica perché le generazioni che vi hanno preceduti (tra cui la mia) l’hanno completamente svuotata di idee, di slancio, di visione del futuro, di cultura, di senso di responsabilità; oggi se va bene è disonesta, se va male è uno spurgo rabbioso e cieco di irrazionalità. Dovrete ricostruirla voi la politica, e vi tocca farlo da soli perché non potete e non dovete fidarvi di noi vecchi; e da lì sarete in grado di affrontare il problema del lavoro, e della dignità che deve accompagnarlo. Vi abbiamo lasciato un campo di macerie: prima cominciate, meglio è.

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